Relazione annuale 2023

Il 3 luglio 2024, è stata presentata presso la Camera dei deputati, la Relazione annuale 2023 del Garante per la protezione dei dati personali, che fornisce spunti di riflessione, riferimenti e approfondimenti su temi di rilevante attualità in tema di protezione di dati personali. Per citarne alcuni: Tecnologia ed Etica; Intelligenza Artificiale; Sanità Digitale; Digitalizzazione.

Il documento si articola in diversi capitoli nei quali vengono affrontate numerose questioni che hanno coinvolto l’intervento dell’Autorità Garante in tutela della protezione dei dati personali.

Tra i temi affrontati, è meritevole di menzione quello della ricerca scientifica.

Relazione annuale 2023

In particolare, l’Autorità riporta numerosi provvedimenti espressi, in via preventiva ai sensi dell’art. 110 del Codice della privacy, sui trattamenti effettuati per finalità di ricerca medica, biomedica ed epidemiologica quando vi è l’impossibilità di acquisire il consenso da parte dei pazienti arruolati, in quanto deceduti o non contattabili.

Nella maggior parte delle disposizioni adottate, il Garante ha ritenuto che il promotore dello studio e i centri partecipanti, laddove non sia possibile acquisire il consenso degli interessati, possono dare inizio ai trattamenti dei dati personali necessari solo in seguito all’approvazione dei rispettivi comitati etici.

Ambito giudiziario

In ambito giudiziario, invece, l’Autorità ha ribadito la sua posizione in merito all’attività di trattamento dei dati.

Di fatto, nel corso del 2023 è stato destinatario di numerosi reclami riguardanti la legittimità – dal punto di vista della normativa in materia di protezione di dati personali – della produzione di documentazione riportante informazioni personali in giudizio.

Sul punto il Garante si è dichiarato “non competente”, seguendo l’ormai consolidato orientamento.

Infatti, come indicato all’interno dell’art. 160-bis del Codice della privacy, “la validità, l’efficacia e l’utilizzabilità nel procedimento giudiziario di atti, documenti e provvedimenti basati sul trattamento di dati personali non conforme a disposizioni di legge o di regolamento restano disciplinate dalle pertinenti disposizioni processuali”.

Videosorveglianza in ambito privato

Altrettanto significative, risultano essere le pronunce emesse nei confronti di persone fisiche in materia di sistemi di videosorveglianza installati in ambito privato.

Nonostante la disposizione di cui all’art. 2, par. 2, del GDPR dichiari che “il regolamento non si applica ai trattamenti di dati personali effettuati da una persona fisica per l’esercizio di attività a carattere esclusivamente personale o domestico”, talvolta, l’Autorità ha considerato applicabile la disciplina generale contenuta nel GDPR.

L’Autorità ha ritenuto che non sia possibile escludere aprioristicamente l’applicazione della disposizione di cui all’art. 2, par. 2, GDPR, quando le immagini, pur riconducibili all’esercizio di “attività a carattere esclusivamente personale o domestico” siano oggetto di comunicazioni a terzi o di diffusione, ovvero quando il trattamento si estende oltre gli ambiti di stretta pertinenza riprendendo immagini in aree comuni o luoghi aperti al pubblico, quali ad es. scale, androni, parcheggi, vie, piazze.

Il Garante rammenta che solo in presenza di situazioni di rischio effettivo il titolare del trattamento può invocare il legittimo interesse e quindi estendere la ripresa delle videocamere anche ad aree ulteriori dalla propria esclusiva pertinenza, nel rispetto, sia chiaro, delle disposizioni dettate in materia di protezione dati personali.

Conclusione

Il documento prodotto dall’Autorità rappresenta un importante strumento di informazione e sensibilizzazione alle tematiche inerenti alla tutela dei dati personali, diretto non solo alle autorità competenti e agli addetti ai lavori, ma accessibile a tutti coloro che intendano approfondire la materia della privacy.

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