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Un’università telematica è stata sanzionata per 75.000 € per aver inviato sms promozionali senza il consenso dei destinatari.

Il provvedimento sanziona un ateneo online dopo il reclamo di alcuni cittadini che denunciavano la ricezione di SMS indesiderati e di telefonate promozionali reiterate per anni, anche dopo essersi opposti a tali invii attraverso comunicazioni per e-mail inviate agli appositi canali forniti dall’ateneo.

In tal senso, il Garante Privacy ricorda che l’attività promozionale svolta attraverso canali di comunicazione elettronica (quale è l’invio di SMS o l’effettuazione di telefonate) in applicazione di quanto disposto dall’art. 130 del Codice Privacy, “è consentita solo con il consenso del contraente o utente potendosi ammettere una deroga unicamente nel caso in cui l’indirizzo e-mail – e solo l’indirizzo e-mail – sia stato rilasciato dall’interessato nel contesto di una vendita di beni o servizi analoghi” o, nel caso di telemarketing, “in forza di un idoneo consenso oppure – unica deroga ammessa – utilizzando numerazioni telefoniche che siano presenti negli elenchi telefonici e non iscritte nel Registro Pubblico delle Opposizioni”.

Inoltre, il Garante sottolinea nel provvedimento che l’ateneo non aveva tenuto in alcun conto i diritti dei destinatari, nonostante i numerosi reclami ricevuti e mai riscontrati dall’università. Nemmeno, sono state adottare misure per correggere la propria condotta, neanche dopo l’avvio dell’istruttoria del Garante. Infatti, nel provvedimento, l’Autorità ha sottolineato “lo scarso grado di collaborazione” dall’ateneo anche dopo l’invio da parte del Garante del Nucleo speciale privacy della Guardia di Finanza per la notifica degli atti al suddetto ente. L’Ufficio del Garante si era avvalso degli indirizzi di contatto dell’ateneo, del suo DPO per sollecitare informalmente la risposta alla richiesta di informazioni, ma non ha ricevuto alcun riscontro (né messaggio di errore).

Questo comportamento, segnala il Garante “ha determinato un inutile impiego di risorse pubbliche e una dilazione dei tempi del procedimento, comportamento che ha contribuito a determinare l’ammontare dell’ingente sanzione. Oltre al pagamento della multa, aggiunge la Newsletter del Garante, è stato richiesto di stabilire e comunicare appropriati tempi di conservazione dei dati e di impartire apposite istruzioni al personale, affinché le richieste di accesso ai dati, di opposizione o di cancellazione, siano soddisfatte tempestivamente.

Fonte: www.garanteprivacy.it

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