neurodati-privacy

Ad agosto 2023 un giudice del Cile, per primo al mondo, ha emanato una sentenza in materia di neurodati e privacy. Di cosa stiamo parlando?

La Corte Costituzionale cilena ha affermato che i device destinati a mappare le attività cerebrali delle persone per utilizzo privato, devono comunque essere autorizzati dalle autorità sanitarie. Inoltre, se i dati degli Interessati vengono utilizzati in ambito scientifico, gli stessi devono prestare un consenso ben definito, espresso e specifico ed ogni qualvolta venga mutata la finalità.

Questa sentenza ha aperto “le porte di un nuovo mondo”, la costituzionalizzazione dei neuro-diritti, e ha dimostrato la reale necessità di regolamentare la materia allo scopo di attenuare i rischi a cui l’utilizzo di queste nuove tecnologie espone.

L’argomento è stato affrontato anche nel Global Summit tenutosi a Madrid gli scorsi 8 e 9 settembre. Si dice infatti che anche il GDPR – il Regolamento Europeo – debba essere aggiornato e modificato regolamentando i neurodati, classificandoli come dati particolari.

Impossibile non citare a tal proposito la causa del parlamentare G. Girardi Lavin, il quale ricorre in veste di utilizzatore di un dispositivo indossabile (Insight della Emotiv), che raccoglie un grande volume di dati sulle attività cerebrali. Lo stesso ricorso fa riferimento alla violazione della legge privacy cilena circa le responsabilità del Titolare del trattamento e circa il diritto di cancellazione dei dati in fase di disattivazione dell’account.

Come è andata a finire? La Corte ha cassato la sentenza, ha sottolineato che l’Insight non fosse stato oggetto di autorizzazione medica e ha proceduto verso un’analisi più approfondita dello strumento.

La nostra speranza è che tale excursus rappresenti un punto di incoraggiamento per i legislatori nel regolamentare le tecnologie a tutela dell’integrità umana.

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