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Qualche giorno fa ci siamo ritrovati a dover leggere, accedendo alle nostre pagine social di Instagram e Facebook, un annuncio di questo tipo:

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Abbiamo compreso di cosa si tratta? Meta ha messo i suoi utenti davanti ad un enigmatico bivio: abbonarsi mensilmente, per una cifra di 12.99€, per essere esclusi dal processo di profilazione ed inserzioni personalizzate o, in alternativa, non pagare nessun tipo di abbonamento e continuare ad utilizzare gratuitamente i propri account accettando l’utilizzo di cookie volti ad utilizzare le nostre informazioni per proporci annunci personalizzati.

Attenzione a non confondere questo tipo di abbonamento con il precedente Meta Verified, il quale permette di ottenere la “spunta blu” sul proprio profilo, nonché ottenere assistenza prioritaria.

Insomma, un caso classico di Data Monetization dove viene attribuito un valore pecuniario all’utilizzo dei nostri dati personali, alle nostre abitudini e alle nostre preferenze mostrate online.

Ma come mai Meta è giunta a tale decisione?

Facciamo un piccolo passo indietro per chiarire la faccenda.

Lo scorso 27 ottobre, Il Comitato Europeo per la protezione dei dati personali – EDPB- ha preso una decisione fondamentale in materia di pubblicità online, la quale è stata poi resa nota sul sito istituzionale il 1 novembre. In sostanza l’EDPB ha vietato a Meta l’utilizzo di basi giuridiche, quali legittimo interesse e contratto, per il trattamento dei dati di utenti europei relativo alla pubblicità comportamentale.

Inoltre, la Commissione irlandese per la protezione dei dati, nonché autorità di controllo capofila nei confronti di Meta nell’UE, aveva già affermato, nel 2022, che Meta non avesse rispettato le decisioni imposte a suo tempo, sempre relative all’utilizzo della base giuridica del contratto per la pubblicità comportamentale. Indi per cui la Irish Data Protection Commission è stata ben lieta di notificare a Meta la nuova decisione il 31 ottobre, dandole una settimana di tempo per conformarsi.

Caso vuole che proprio il 30 ottobre Meta annunciasse il lancio di questo servizio in abbonamento per gli utenti, dandogli la possibilità di non ricevere inserzioni personalizzate e per conformarsi al GDPR. Secondo Meta e secondo quanto detto dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, pare che un modello di abbonamento possa ritenersi una forma valida di consenso per un servizio di pubblicità.

Insomma, Meta ha cambiato le carte in tavola modificando le basi giuridiche incriminate. Vedremo se ci saranno ulteriori risvolti e se tale comportamento risulterà approvato.

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