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Una delle implicazioni privacy più rilevanti per un’azienda è la corretta gestione dei consensi per finalità di marketing e promozione commerciale. Pensiamo alle newsletter, alle fidelity card, a dati forniti dal cliente nel momento dell’acquisto effettuato in negozio.

Raccogliere il consenso per questi trattamenti è senz’altro necessario, ma per quanto tempo è possibile farlo valere? Da un lato si potrebbe sostenere che questo, dopo che è stato liberamente prestato, è sempre valido fino alla sua revoca. Infatti, il dettato normativo non prevede termini di validità dello stesso, bensì esclusivamente la possibilità di revocare quello prestato.

Da un altro angolo, però, c’è chi osserva come quel consenso possa non essere più valido dopo che sia trascorso un notevole intervallo di tempo da quando l’Interessato ha acconsentito a quel trattamento; è la questione della cd. attualità del consenso.

Si pensi all’iscrizione ad una newsletter, effettuata anni fa e di cui riceviamo ancora oggi le email, che non vengono mai aperte dall’utente, ma contribuiscono soltanto ad intasare la posta elettronica dell’Interessato.

È proprio il Garante a sostenere che quel consenso vada attualizzato, vada rinnovato nonostante la mancata revoca. L’Autorità per la protezione dei dati, nel provvedimento n. 321 del 18 luglio 2023, ha esplicitamente enunciato “è da ritenersi non congrua la conservazione dei dati relativi al marketing fino alla data della revoca del consenso al trattamento […] anche considerato che l’Interessato potrebbe anche non mutare mai la propria volontà o mantenerla invariata per anni.”

In tal modo, si sancisce l’esistenza di un consenso a tempo.

C’è chi non condivide le conclusioni del Garante, in quanto così si viene a fornire un’interpretazione creativa della norma, che va a corredare di un termine perentorio (ed indeterminato) l’efficacia di una base giuridica pienamente legittima. Dall’altro lato, c’è chi sostiene questa impostazione adducendo ragioni di opportunità: si evidenzia come, spesso, il consenso per tale tipologia di trattamento venga prestato in assenza di una reale consapevolezza da parte dell’Interessato.

Condivisibile o meno, lo stato dell’arte dei provvedimenti dell’Autorità amministrativa spinge verso un consenso affievolito.

Occorre, quindi, che l’azienda accerti nuovamente che l’Interessato voglia ricevere comunicazioni commerciali da parte del Titolare (o chi per esso). È buona prassi, infatti, inviare nuovamente la richiesta di consenso all’Interessato al fine di ottenere un rinnovato fondamento per i trattamenti successivi.

In caso di mancata risposta, ahimè, l’azienda dovrà provvedere a cancellare quel dato di contatto dai propri database ed astenersi dal perseverare con la propria campagna pubblicitaria.

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