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Se ancora ci fosse bisogno di ribadirlo, i servizi che ci vengono offerti gratuitamente spesso hanno un ritorno economico garantito non da un compenso in denaro, ma da informazioni (dati personali) acquisiti dallo strumento utilizzato; in questo Alexa, l’assistente vocale di Amazon, non fa eccezione.

Un’indagine effettuata dalla Washington University di St. Louis ha scoperto, o forse sarebbe più giusto dire confermato, quello che già da tempo si sospettava, ovvero che le informazioni ottenute dagli altoparlanti intelligenti vengono raccolte attraverso dei cookie, condivise con terze parti, analizzate allo scopo di profilare gli interessi degli utenti ed infine utilizzate per inviare loro offerte personalizzate.

Questa interazione con gli apparecchi porta ad un target degli annunci mirati anche 30 volte superiore rispetto ai canali pubblicitari tradizionali, un bello stress test per la privacy.

Ricordatevi ogni volta che chiedete ad Alexa di cercare una ricetta, mettere della musica o notizie di altro tipo che dietro ci sono schiere di analisti, con le orecchie tese, pronti a registrare ogni vostra informazione commercialmente utile; in barba ai principi di trasparenza che il GDPR impone nel trattamento di dati personali.

La ricerca si conclude con l’auspicio che i grandi player si adeguino informando i consumatori in modo che siano consapevoli di cosa succede quando i loro dati sono trasferiti a soggetti terzi.

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