Digital Services Act

Pronti via. Dal 17 febbraio trova piena applicazione il nuovo regolamento Europeo in materia di servizi digitali: il Digital Services Act (DSA).

Cosa prevede il Digital Services Act

La nuova normativa mira a regolamentare quello che è un mercato poco sicuro e poco concorrenziale, ove troppo spesso giganti del web e service provider minori agiscono con scarsa trasparenza.

L’Europa ha deciso, così, di porre nuovi obblighi in capo ai fornitori di servizi e contenuti online agli utenti.

Destinatari delle nuove disposizioni sono tutti gli intermediari e le piattaforme online nell’UE, ad esempio markets online, social network, piattaforme di condivisione di contenuti, app store, piattaforme di viaggio e alloggio online.

La norma identifica come obbligati tutti i prestatori di cd. “servizi intermediari”, cioè coloro che offrono servizi di accesso ad una rete di comunicazione o trasmissione di informazioni su una rete di comunicazione, servizi di memorizzazione temporanea di informazioni (cd. caching) e servizi di memorizzazione di informazioni fornite dal destinatario su sua specifica richiesta (cd. hosting).

Sono escluse dall’alveo applicativo quei fornitori che si qualificano come microimprese o piccole imprese (secondo la definizione della raccomandazione 2003/361/CE), fino al termine di 12 mesi dalla perdita di tale status.

Le sanzioni previste in caso di violazioni, come nel caso del GDPR, hanno come riferimento il fatturato annuo e possono arrivare fino al 6%.

Nell’ottica della tutela dei diritti fondamentali degli utenti, il DSA mira da un lato ad una responsabilizzazione dei fornitori circa i contenuti e le attività diffusi attraverso le proprie piattaforme e dall’altro alla promozione di un’innovazione tecnologica che assicuri la concorrenzialità del mercato.

A tal fine, i fornitori di servizi dovranno dar seguito agli ordini di contrastare taluni contenuti illegali che verranno segnalati dalle autorità amministrative o dall’autorità giudiziaria e dovranno fornire alle stesse le informazioni pertinenti che verranno richieste.

Digital Service Coordinator

Per garantire la collaborazione e la trasparenza, occorrerà nominare un punto di contatto unico che consenta di comunicare tanto con le autorità italiane ed europee tanto con i destinatari dei servizi.

Diligenza, trasparenza e lotta ai contenuti illegali sono le direttrici lungo le quali si muove la disciplina.

Infatti, i prestatori di servizi di memorizzazione di informazioni dovranno fornire agli utenti la possibilità di segnalare in modo semplice i contenuti illegali e le aziende saranno tenute a vigilare e a rimuoverli tempestivamente.

Contemporaneamente dovrà esser garantita chiarezza sul funzionamento degli algoritmi e sull’utilizzo dei dati degli utenti, assicurando il completo accesso ai dati aziendali alle autorità competenti per consentire il monitoraggio e la valutazione dei servizi digitali offerti.

Al fine di vigilare sull’attività degli operatori e verificare l’applicazione del Regolamento, gli Stati membri hanno designato le autorità competenti in qualità Digital Service Coordinator: per l’Italia è stata individuata l’AGCOM.

Però al centro dell’attenzione ci sono quelle piattaforme che hanno un ampio spettro di pubblico.

Ad esempio quelle che annoverano un numero medio mensile di 45 milioni di utenti in Europa (Very Large Online Platforms) e sono oggetto delle prescrizioni più gravose, oltre che di controlli più penetranti, anche a mezzo di audit indipendenti periodici e grazie alla designazione della figura del Compliance Officer.

Quest’ultimo avrà il ruolo di monitorare il rispetto delle norme.

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